9 commenti su “PIERLUIGI FRANZOSINI”

  1. Il cuore di Pierluigi non batte più! Che tristezza! Il mio caro amico e compagno di studi ci ha lasciati.
    Pierluigi è stato mio compagno di studi al Collegio Arcivescovile e alla Università Cattolica. Fin dagli anni giovanili si è sempre distinto per la sua esemplare serietà, per il suo profondo equilibrio e per la sua umanità! È stato per decenni insegnante molto stimato al Collegio e, inoltre, apprezzato titolare di uno Studio Professionale.
    L’ultimo nostro incontro risale alla scorsa estate e, in quella occasione, rammento che abbiamo anche parlato di calcio e, in particolare, della partita degli Anni Sessanta tra Saronno e Triestina, alla quale avevamo assistito assieme. Pierluigi è stato anche un calciatore di valore nel ruolo di scattante ala destra, autore dell’unica rete della selezione del Collegio contro il Saronno…correvano gli Anni Cinquanta!
    Nella speranza di un vita senza fine, alla moglie Fernanda (compagna di scuola di mia moglie alle Orsoline), ai figli e alle loro famiglie un sincero e sentito abbraccio da parte mia e dei miei familiari.
    Marino Rimoldi

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  2. Uomo buono, discreto , di poche parole e grande umanità.
    Di lui un ottimo ricordo…unito al bagaglio di nozioni che con sapienza e pazienza ha sempre trasmesso a tutti i suoi alunni..

    Buon viaggio Franz….faccia anche lassù grandi camminate…..
    Condoglianze a Paolo, Riccardo e a tutta la famiglia.

    Luisella Strada.

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  3. Sono veramente dispiaciuto e rattristato per aver appreso la triste notizia della morte del caro Collega Pierlugi che ho stimato ed apprezzato per la Sua gentilezza e professionalità.
    Riposi in pace.
    Giampiero Ferrario

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  4. Con grande dispiacere ho appreso la triste notizia. Di lui ho un bellissimo ricordo, un uomo discreto sempre disponibile, gentile.
    Condoglianze alla moglie Fernanda e ai figli Paolo e Riccardo.
    Riposa in pace Franz
    Lucia Biassoni

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  5. Ciao Franz, purtroppo il ciclo della vita per tutti noi porta a questa triste conclusione che provoca tanto dolore a chi resta, con la speranza che le sofferenze di chi ci ha lasciato siano finite e dell’altra parte ritrovino la pace, la serenità e l’affetto di chi vi ha purtroppo preceduti.
    Le nostre famiglie sono unite da sempre come se fossimo una sola famiglia l’amicizia che mi unisce con Riccardo e Paolo va oltre e li considero come dei fratelli, siamo cresciuti insieme e abbiamo avuto la fortuna di avere degli esempi di vita come te e il Prof.
    Ora che anche tu ci hai lasciato sono molto triste perché per me sei sempre stato un esempio e, dalla scomparsa di mio padre, mi sei stato vicino. Mi sei stato di supporto ed aiuto concreto con le telefonate che mi facevi costantemente, per scambi di pareri professionali che ti chiedevo per avere la sicurezza che mi era venuta a mancare. Telefonate che mi facevi per sentire come stavo, per darmi la forza di continuare la strada di mio padre nel lavoro che tu gli avevi insegnato e che lui aveva imparato solo grazie a te ed al tuo appoggio, dandogli la possibilità di fare una vita migliore.
    Mi sei stato vicino come sempre hai fatto con mio padre consigliandolo ed aiutandolo, queste sono cose che solo i grandi uomini sanno fare.
    Sei stimato e ricordato da tutti con grande affetto e rispetto, per me la fine del tuo viaggio vuol dire perdere un’altra persona fondamentale della mia vita, un secondo papà.
    Ora mi piace pensare che sei insieme al mio papà che parlate di calcio, della tua Juve e di condomini, mi piace pensarvi a ricordare i giorni e le esperienze fatte insieme raccontando i vostri aneddoti divertenti legati al calcio, aneddoti che Riccardo, Paolo ed io abbiamo sentito raccontare centinaia di volte ma ogni volta era come se fosse la prima e con piacere ascoltavamo i vostri racconti.
    Caro Franz ora che sei insieme al mio papà spero che tu abbia trovato la pace che meriti e ti prego di stare vicino al Prof come sempre hai fatto ed insieme vegliate su di noi per guidarci nella giusta direzione come avete sempre fatto.
    Ciao Franz, abbraccia forte mio padre per me, ti porterò sempre nel mio cuore con grande affetto e stima.

    Giuseppe

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  6. Ciao professor Franzosini.
    Ho appreso solo ora la triste notizia e la cosa mi addolora parecchio.
    Ti posso dare ora del tu, per amicizia e conoscenza di lunga data, anche se da vivo, per grande rispetto nei tuoi confronti, non ne ho mai avuto il coraggio.
    Non voglio parlare dell’insegnante Franzosini, perchè in questa situazione ti hanno conosciuto in parecchi.
    Voglio parlare dell’uomo Pierluigi.
    Appartengo al branco di ragionieri che tu hai contribuito a formare ed educare nel corso degli anni.
    Paolo Villaggio all’epoca non aveva ancora iniziato a picconare ed a dissacrare la categoria
    Mi ricordo però che finiti gli esami di maturità, il 20 luglio 1972, mi raccomandasti caldamente di proseguire gli studi.
    E me lo ripetesti più di una volta ed in più di una occasione.
    E così feci.
    Ci perdemmo di vista e ci ritrovammo parecchi anni dopo, forse 20 o 30, ad una festa del Collegio, all’epoca frequentato da mio figlio Francesco.
    Venni a salutarti con mia moglie e tu ancora prima di rispondere al mio saluto mi chiedesti se avessi seguito il tuo consiglio.
    ” Ti sei laureato? ” “Hai fatto l’abilitazione?”
    Si professore, mi sono laureato, ho fatto l’abilitazione, anzi ne ho fatte due, sia quella di commercialista che quella di revisore legale.
    Ti ho data retta.
    Vidi allora la soddisfazione sul tuo volto.
    Eri una brava persona.
    Ti interessava il calcio e ci capivi parecchio.
    Forse non l’hai mai saputo, ma ti chiamavamo affettuosamente “Valcareggi”, all’epoca commissario tecnico della nazionale di calcio.
    E durante i compiti in classe, le verifiche una volta si chiamavano così, dopo aver dettato l’esercizio da svolgere, chiedevi se qualcuno avesse “per caso” la “Gazzetta, dello sport, ovviamente”.
    Che imancabilmente sempre c’era.
    Forse facevi così per lasciarci lavorare tranquilli e per chiudere un occhio su quello che succedeva in classe, in modo da consentire a tutti di raggiungere la sufficienza.
    Eravamo una classe molto bene assortita, una sorta di bazar di tipologie di alunni, ed a volte eri in difficoltà a conciliare il rigore ed il distacco dell’insegnante, dal desiderio del ragazzo cresciuto e seduto sulla cattedra che avrebbe voluto fare combriccola con noi.
    In fondo ci separavano 11 o 12 anni di età.
    Un niente.
    Ora te ne sei andato.
    Mi auguro veramente che tu possa star bene là dove sei ora sei.
    Sei stata una brava persona e così voglio ricordarti.
    Giulio Pietro GIUDICI

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